Il mondo del Mobile Payment – Intervista a Tim Green

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Se sei appassionato di mobile payments sicuramente ti sarai imbattuto nei brillanti e sagaci articoli di Tim Green, giornalista esperto del settore mobile payments. Tim è stato a lungo l’Executive Editor del Mobile Entertainment Magazine e attualmente è il caporedattore di 2 siti dedicati alla tematica dei pagamenti tramite telefonino:  Mobile Money Revolution e The Mobile View – segnateli e dagli un’occhiata. Abbiamo parlato con Tim del passato, presente e futuro dell’industria Mobile, in particolar modo del settore dei pagamenti mobile.

Qual è stato il tuo primo telefonino? Tornando indietro nel tempo, ti saresti mai aspettato che il mobile potesse cambiare il mondo e il comportamento del consumatore così come ha fatto?

Verso il 1996 avevo credo un Motorola 2G. In realtà non lo usavo un granché. Ho iniziato a pensare al potenziale delle tecnologie mobile quando la Nokia lanciò il suo primo modello della serie Nseries e si iniziava a parlare di computer multimediali. Nonostante ciò, solo pochi di noi avrebbero potuto immaginare come Apple e Google avrebbero poi cambiato la natura del mondo mobile.

Secondo te quali sono stati i punti cruciali nell’evoluzione del telefonino?

La storia ci insegna che raramente è la sola tecnologia a fare la differenza, è sempre una combinazione anche di economia e di interfaccia utente. Quindi direi che il cursore a scorrimento e il telefonino a conchiglia sono stati i due punti chiavi che hanno reso il telefonino più commerciale. Poi, vengono tutti i dati accessibili, il touchscreen, gli app store, i pagamenti in-app, il GPS.

iOS o Android?

Al momento iOS. Ma sto valutando di cambiare. Negli anni scorsi li ho usati entrambi – anche Bada.

Pensi che il concetto di “web come piattaforma” lanciato da Mozilla e Firefox OS, ha il potenziale che serve a cambiare lo scenario mondiale del mobile?

No, non del tutto. Credo che Firefox possa avere successo nei mercati emergenti, ma molti consumatori continueranno a volere Android e probabilmente lo avranno. In più, l’app nativa sembra abbastanza stabile fino a questo momento.

Da dove nasce la tua passione per il Mobile money?

Per sette anni ho scritto di contenuti/intrattenimento e nel 2012 quel mercato lì era piuttosto maturo e stabile. Il settore del Mobile payments sembrava invece molto più incerto ma allo stesso tempo ricco di potenziale. Per un giornalista, tutto ciò appariva molto più allettante.

In che modo, secondo te, i pagamenti mobile hanno cambiato il rapporto tra i consumatori ed il loro denaro?

In verità non credo abbiano un rapporto – non ancora. Il pagamento tramite telefonino per ora ha funzionato come e-commerce portato a compimento attraverso un device mobile. Quindi non inteso come mobile in senso stretto. Si tratta di navigazione online ma su un piccolo schermo. Nel vero mondo dell’ ‘offline’, difficilmente qualcuno paga col telefonino.

Quali tipi di pagamento mobile hanno il potenziale giusto per diventare popolari?

Come ho detto prima, i pagamenti mobile sono già in piedi. Credo che potrebbero funzionare per cose come il pagamento del parcheggio o dei biglietti, se i ricavi e la regolamentazione lo permetteranno. E naturalmente, il mobile payment può cambiare l’approccio al negozio elilminando le file ed eliminando il gap tra la ricerca online e le transazioni in-store. Ma nessuno ha ancora capito come fare.

Gli operatori di fatturazione hanno certamente un grande potenziale (basti calcolare il solo numero di sottoscrizioni – 4.55 miliardi): quali sono le loro sfide più grandi?

Come sopra: le percentuali di guadagno e la regolamentazione. Poi, credo che vada regolamentato meglio il mercato. La maggior parte dei providers si concentrano sul gioco d’azzardo, i siti di incontro, ed il gioco online. Mi sta bene – è lì che c’è business. Ma mi piacerebbe veder più cose su eBooks, parcheggi, accessi Wi-Fi e così via.

Il futuro del mobile payment: chi, quando e come?

Domanda difficile! Non credo che Apple si lancerà nel mercato dei pagamenti, cosa che invece credo farà per l’autenticazione, che potrebbe accelerare l’idea del pagamento con l’impronta.    Il mondo dei vestiti appare interessante. Fare una ricerca con un semplice click sullo schermo avrebbe più senso che  frugare nella borsa con il tuo Galaxy da 600 sterline. Non mi convincono invece le tecnologie NFC. Non funzionano nemmeno con le carte di credito. Comprare con un QR code o un codice a barre su un poster o un giornale  sarà più realistico che comprare un prodotto nel negozio online. Quindi, per ciò che riguarda il Regno Unito, occhio a Powa e Zapp. Partono entrambe da grandi investimenti, e ciò è importante perché servono fondi per convincere i marchi a sposare queste idee.

Puoi dirci qualcosa in più sul nuovo progetto themobileview.co.uk? Perché hai scelto il video come formato principale dei tuoi contenuti?

Ci sono quattro motivi: il primo, alle persone piace guardare i video. La gente è pigra e preferisce vedere un filmato di 4 minuti anziché leggere. Due, ogni video che realizziamo è (ovviamente) un’esclusiva. E questo è importante se consideriamo che tutti i media lavorano tutti sulle stesse storie. Tre: prima costava moltissimo realizzare video ed era necessaria un’altissima conoscenza in termini di tecnologia. Ora, non più. Quattro: i soldi! Vendiamo più contenuti sponsorizzati che banner pubblicitari. Vedere per credere!

Come è cambiato il giornalismo tecnologico nell’ultimo decennio? Diresti che i social media ed il micro blogging hanno lasciato un segno nel panorama e nel modo in cui recentemente viene fruita l’informazione?

Il giornalismo tecnologico è totalmente irriconoscibile. Si è andati dalla carta stampata all’online. Le news sono immediate. La competizione è ovunque. I social hanno trasformato la ricerca delle notizie (chi ha bisogno di Google o dei RSS se hai Twitter?). Ciò ha reso gli individui molto più importanti. Il mio stesso twitter feed è probabilmente importante al pari del mezzo per cui scrivo. Ma ciò che non ha cambiato è la buona scrittura e le grandi storie originali sono tuttora l’unico modo per differenziarsi dagli altri. E menomale.

 

 

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Tim Green

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